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Description:
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Questo lavoro si propone di analizzare le strategie di derivazione di nomi da
basi predicative – chiamati per semplicità “nomi deverbali” – nel greco antico,
nel duplice intento di associare ad ognuna di queste uno specifico valore
semantico (laddove esistente) e di sistematizzarle all’interno di un quadro
coerente sulla base di parametri determinati. L’uso di uno specifico corpus ha
consentito di delineare un quadro più chiaro delle relazioni tra i suffissi
(differenze nel grado di produttività, opposizioni, distribuzioni complementari,
sovrapposizioni). In virtù della sua ricchezza morfologica, inoltre, il greco
antico costituisce un campo privilegiato per studiare i nomi deverbali,
offrendo un ampio spettro di fenomeni: strategie concatenative e
introflessive, produttive e non, semanticamente trasparenti e opache.
Del resto, questa ricerca colma una lacuna nella letteratura sull’argomento,
nel campo specifico del greco antico. La fondamentale monografia di
Chantraine ([1933] 1979), in effetti, offre una panoramica della formazione dei
nomi in greco antico, senza approfondire nessuna categoria. Benveniste
(1948) si concentra solo su pochi suffissi, peraltro in una prospettiva
indoeuropeistica classica. Altri lavori più o meno recenti riguardano specifici
suffissi o gruppi di suffissi. Ma manca una visione d’insieme delle varie
regole di derivazione. Inoltre molti dei lavori sui singoli suffissi hanno lo
scopo di inserire i casi specifici nel quadro della ricostruzione
dell’indoeuropeo; questo lavoro, invece, prescinde dalle questioni
comparatistiche classiche, studiando il greco in prospettiva sincronica.
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